Viaggio in Thailandia fai da te – Phuket + Phi Phi Island

24 giorni da Nord a Sud.
950,00 euro a persona – tutto compreso.

Vuoi organizzare anche tu un viaggio come il mio? Prendi spunto dal mio racconto.

Cosa aspettarti da questa mia esperienza? Non posso prometterti un racconto alla “Into the wild“, né un’emozionante fuga d’amore. Posso, però, assicurarti che alla fine di questo viaggio letterario sarai pronto a partire pure tu per questa incredibile avventura.

Ogni settimana pubblicherò un articolo per suddividere il lungo viaggio in piccoli racconti.
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Ecco gli altri racconti

  1. Organizzazione del viaggio
  2. Volo di andata + Bangkok
  3. Nakhon Pathom + Kanchanaburi
  4. Ayutthaya 
  5. Sukhothai
  6. Chiang Mai
  7. Chiang Rai 
  8. Phuket + Phi Phi Island
  9. Bangkok + volo di rientro

8. Phuket

7 Novembre 2017 / 14° giorno

Questa mattina ci vede salutare presto il Maryo Resort di Chiang Rai per dirigerci verso l’aeroporto della città. La distanza non è molta, ma grazie alla direttrice dell’albergo un comodo taxi ci porterà direttamente alle partenze, spendendo solo 200 bath in due (circa 5 euro).

Qui ci attende il volo per Phuket, operato dalla compagnia Nok Air, presente solo in Asia, riconoscibile dai suoi bellissimi aerei decorati con le sembianze di un uccello. Il volo lo avevamo prenotato in anticipo dall’Italia, spendendo circa 20 euro a persona.

nokair viaggio phuket

Atterrati a Phuket, cerchiamo un modo per raggiungere la nostra zona, ossia quella di Karon Beach. Agli arrivi sono disponibili vari mezzi di trasporto: i taxi (super costosi, che chiedono circa 1500 bath a tratta) e i mini van. Questi ultimi partono una volta raggiunta la capienza massima (sono piccoli, si tratterà di circa 12 persone) e con soli 200 bath a testa vi porteranno a destinazione. Il biglietto si fa tranquillamente una volta usciti dall’aeroporto. Non fatevi abbindolare dalle decine di agenzie che troverete lungo il tragitto verso l’uscita (né dove si fermerà il mini van per “una sosta”), hanno prezzi spropositati rispetto a quello che potrete trovare in città.

Il mini van ci lascia sulla via principale, la nostra guest house si trova sulla parallela, quindi dopo poco raggiungiamo la sistemazione. Alloggiamo all’NB House, un piccolo appartamento di cui vi lascerò una recensione approfondita.
Dopo esserci riposati una decina di minuti, ed aver fatto continue battute sul divano nero stile Brazzers presente nel salotto, usciamo per una passeggiata. Ormai sono circa le 16:00, quindi non avrebbe senso mettersi in costume e andare a prendere il sole (amanti del sole quali siamo poi!). Decidiamo di scendere in spiaggia per fare qualche foto e sederci sulla sabbia ad osservare il tramonto.

Lungo il tragitto troviamo qualche bancarella di souvenir (molto più costosi rispetto ai giorni precedenti. Essendo un posto molto più turistico anche i prezzi sono “aggiornati”), dei noleggi di scooter e, infine, la spiaggia.
Non so se ci aspettavamo chissà quale paradiso incontaminato, ma rimaniamo molto delusi. Potremmo facilmente paragonarla ad una Rimini, però un po’ più pulita. La spiaggia è libera, e la gente la affolla, nonostante l’ora tarda. Piano piano inizia a svuotarsi, ma la nostra idea non migliora. La spiaggia è anche il punto di “lancio” del parasailing, con i ragazzi dello staff che si arrampicano tra le funi del paracadute senza alcuna imbracatura, per facilitare la partenza e l’atterraggio. Nella mia mente sono morti spiaccicati al suolo almeno una ventina di volte.

karon beach viaggio phuket

Arriva il tramonto, scatto due foto (due di numero, poichè non c’erano molte nuvole e a me i tramonti senza nuvole non piacciono) e lasciamo la spiaggia per svolgere l’attività che più di tutte ci è piaciuta in Thailandia: mangiare.
Vicino alla guest house ci sono piccoli ritrovi locali di street food, e non ci facciamo pregare per mangiare un riso all’ananas (servito dentro l’ananas!) e un piatto di noodles con carne. Questa volta decidiamo di fare i ricconi e spendiamo circa 200 bath in due (5 euro).

Torniamo in camera per decidere cosa fare il giorno dopo. Ovviamente il mare ci aveva delusi molto, e la zona l’avevamo praticamente girata tutta a piedi. Le alternative erano due: o ci spostavamo a Patong, per fare uno giro (nonostante l’ambiente non fosse tra i nostri preferiti), o andavamo alla Promthep cape, sulla punta di Phuket, per goderci il panorama (da lì è possibile vedere tutte e tre le spiagge in sequenza: Kata, Karon e Patong). Siccome le previsioni davano pioggia, decidiamo per un giorno a Patong. Vado a dormire con la consapevolezza che il giorno seguente avrei dovuto fare lo slalom tra donnine nude e ping pong show.

8 Novembre 2017 / 15° giorno

Oggi è giorno di shopping a Patong, ma prima di tutto dobbiamo decidere come arrivarci!
Nella zona di Phuket opera una specie di “mafia” dei tuk tuk. Ciò significa che qualsiasi tuk tuk per portarti in qualsiasi altra spiaggia (Kata o Patong) ti chiede circa 400 bath, non trattabili. Karon – Kata si parla di 2 km di strada, quindi il prezzo è davvero un furto.
Decidiamo di non alimentare questa mafia ma di provare a noleggiare uno scooter.

Anche questo iter risulta un po’ illegale, poichè i primi centri di noleggio che troviamo ci chiedono “in ostaggio” il nostro passaporto, o 10000 bath di caparra. Io 10000 bath tutti insieme nemmeno li avevo mai visti, figurati se li lascio di caparra. Ricordatevi sempre di non lasciare MAI il vostro passaporto come “garanzia”. E’ illegale e, se decidessero di non ridarvelo indietro per qualsiasi motivo, vi trovereste davvero nei guai.
Alla mia proposta di lasciare la copia del passaporto, mi rispondono con un secco “non è possibile”. Sentendo la truffa da lontano un miglio, decido che non meritano i miei soldi, e continuiamo a cercare altre agenzie di noleggio.

Lungo la strada principale mi ricordavo di aver visto una pompa di benzina con molti scooter parcheggiati. Lo raggiungiamo e una ragazza sorridente ci dice che lei non aveva bisogno del passaporto, solo di una caparra di 3000 bath. Le dico che potevamo lasciarle al massimo 1500, più il noleggio di 200 bath al giorno, con consegna dopo 24 ore (ossia 5 euro al giorno). Accetta e, siccome il serbatoio era vuoto, le prendo pure una bottiglia di benzina da 40 bath (in altri posti più avanti costava 30, ma non sapendo bene quanto fosse la riserva volevo evitare di rimanere a piedi).

Armati di motorino, totalmente incapaci di guidare a sinistra, raggiungiamo la zona di Patong. Ci fermiamo presso il Jungceylon, il centro commerciale più grande di Phuket. Appena arrivati inizia a piovere, quindi siamo stati abbastanza fortunati.
Ci rintaniamo nel centro commerciale e passeremo il pomeriggio tra i negozi e le attrazioni del posto. Molto tempo lo passeremo alla sala giochi, giocando a Taiko no Tatsujin!
Alle 17:00 usciamo per goderci lo spettacolo di luci e giochi d’acqua (siamo in pole position, per godercelo al meglio). Lo show è un omaggio al re e alla regina della Thailandia, con suoni, luci, proiezioni sull’acqua e fontane.

Terminata la nostra voglia di rimanere chiusi in un luogo solo, ci dirigiamo verso la spiaggia, per fingere di essere interessati al sole. Stessa storia di Karon beach, se non peggio. Torniamo indietro e percorriamo la famosa Bangla Street, che inizia a dare il suo meglio nel momento in cui tramonta il sole. Mentre aspettiamo che la zona prenda vita, mangiamo qualcosa in una specie di parcheggio convertito a zona street food. Qui assaggiamo la carne di coccodrillo in comodi spiedini da 40 bath e i gamberoni, sempre impalati. 5 gamberoni ENORMI ad 1 euro, roba che in Italia ci paghi il prezzemolo da metterci come decorazione.

Finita la cena proviamo a mettere piede su Bangla Street, e subito è un tripudio di “PING PONG SHOW M’AM?“. So che vi state chiedendo cosa sia il ping pong show, ma sono altrettanto sicura che non volete saperlo davvero. No, non si tratta di spendere un sacco di soldi per vedere delle persone che giocano a Ping Pong. La pallina non rimbalzerà da un campo all’altro, al massimo dai genitali di una a quelli di un’altra.

Questa zona è tutta simile. Ragazze pronte a farsi palpare il sedere da vecchi in cerca di glorie andate, donne con abiti succinti che ti invitano ad entrare, tizi loschi che ti propongono show erotici. Insomma, 10 minuti bastano per capire di cosa si tratta, e dopo quei 10 minuti era il caso di tornare in albergo. Saliamo a bordo del nostro bolide (che non so per quale motivo non sia caduto in pezzi, visto lo stato in cui versava), e torniamo a casa.
Cerchiamo un parcheggio che non sia troppo visibile, poichè avevamo sentito che sono frequenti i furti a danno dei motorini noleggiati, e andiamo a dormire (io con l’ansia di non trovarlo lì il giorno dopo).

9 Novembre 2017 / 16° giorno

Oggi lasciamo Karon beach, e riconsegniamo il motorino (che abbiamo fortunatamente trovato dove lo avevamo lasciato). La sera precedente avevamo deciso di tentare la fortuna a Phuket Town, dove il mare non è bello ma almeno partono le escursioni per le Phi Phi Island. Per raggiungere Phuket dalla nostra posizione abbiamo preso un songthaew, di cui vi avevo già parlato negli episodi precedenti. Al prezzo di 30 bath, ci porterà in città, fermandoci varie volte per chiudere le aperture del van a causa della pioggia torrenziale che stava colpendo la zona. La fermata a Phuket è uguale per tutti, e fortunatamente si trova a soli 800 mt dal nostro albergo, il Surachet at 257 che, non ci crederete mai, si trova proprio al 257 della via. Anche di questo bell’albergo vi scriverò una recensione dettagliata.

Trovato con non poca fatica l’albergo, ed essendoci cambiati poichè zuppi per la pioggia, usciamo per il nostro solito giro esplorativo. Ci fermiamo a pranzare in un piccolo centro frequentato solo da locali, dove ti siedi, ti portano vari menù da cui puoi scegliere, e lo stand addetto ti porta la roba che hai ordinato (si paga ogni volta che ti portano il piatto). Prendiamo degli spiedini di pollo e uno smoothie al Dragon Fruit (questa volta bianco, non fucsia come il precedente, e infatti meno buono e saporito).

Entriamo nel perimetro della città vecchia, dove le costruzioni sono tutte in stile sino-portoghese. I negozi di souvenir la fanno da padrone, i piccoli cafè ti catapultano in un’epoca differente. Ma la magia della città finisce dopo poche vie, diventando uguale ad altre mille città sviluppate del sud est asiatico.
Il cielo, a questo punto, aveva capito la mia delusione e ha pensato bene di cancellare tutte le mie sofferenze con il diluvio universale.
In 10 nanosecondi qualcuno ha iniziato a tirare secchiate d’acqua ad una velocità supersonica, e ci siamo dovuti rintanare in un ristorante (più che ristorante era palesemente la veranda di una casa, tanto che abbiamo mangiato e guardato la tv con un tizio in pigiama). Appena ha smesso di tirare giù qualsiasi cosa, siamo corsi verso un piccolo centro commerciale frequentato solo da locali (e soprattutto da studenti). Appena messo piede nella struttura è ricominciata l’apocalisse.

Un po’ stanchi di inzupparci come biscotti nel latte, facciamo un breve giro per i negozi, osservando abbastanza annoiati le vetrine. Non appena è iniziato a spuntare il primo raggio di sole ci siamo fiondati all’esterno per riuscire a goderci un minimo questa giornata, palesemente sprecata.
L’unica cosa che siamo riusciti a fare è stata un giro per un piccolo mercato, dove abbiamo ritrovato la maggior parte degli studenti. Qui abbiamo assaggiato una bevanda che era a metà tra uno smoothie e uno yogurt, con aggiunta di panna. BUONISSIMO.

La passeggiata all’interno delle vie di Phuket continua, e siccome si stava avvicinando l’ora di cena, decidiamo di provare qualcosa di particolare, giusto per non mangiare sempre street food. Cercando online troviamo il Natural Restaurant, di cui vi lascerò una recensione approfondita, che vi anticipo già non sarà assolutamente positiva. Mi maledico di non aver scelto le bancarelle con i topi.

Percorriamo le stradine buie di Phuket, che notiamo non avere un eccessivo numero di cani randagi (per la mia gioia), e raggiungiamo l’albergo. Eravamo praticamente dall’altro lato della città, quindi questi 3 km sono serviti per digerire e smaltire quel poco che avevamo mangiato.

10 Novembre 2017 / 17° giorno

Oggi non sentiamo la sveglia, e visto il brutto tempo non ce ne rammarichiamo troppo.
Decidiamo di uscire per trovare un’agenzia e tentare di prenotare un’escursione per il giorno dopo, sperando in un po’ di bel tempo. Le alternative erano: isole Similan, di cui ci avevano parlato benissimo, ma il costo era molto alto e non ci andava di rischiare visto il tempo incerto; l’isola di James Bond, di cui invece ci avevano parlato malissimo (non a caso è stata chiusa per un po’ di tempo per permettere alla natura di riprendersi dall’inquinamento causato dall’uomo); Isole Surin, ancora più costoso delle Similan; Phi Phi Island, la nostra scelta. Contrattare è stata una gran fatica, ma alla fine siamo riusciti a strappare un buon prezzo: 1300 bath a persona (32 euro circa) per il tour di cui vi parlerò più tardi.

Stretto l’accordo, iniziamo a vagare senza meta, così per percorrere qualche km all’interno della città, visto che metà pomeriggio lo avevamo passato aspettando che la pioggia terminasse. Arriviamo in una zona piena di spa di alto livello, e decidiamo di provare il famoso massaggio thailandese. Voi sapete in cosa consiste il massaggio thailandese? Io non lo sapevo, ma ora che lo so posso assicurarvi che non lo rifarò mai più.

Entriamo, ci immergono i piedi in una bacinella d’acqua calda e ci fanno un piccolo scrub. Poi ci fanno salire al piano superiore, dove ci attende una piccola stanza con due futon posizionati a terra e due kimono/pigiama. Non capivo se eravamo finiti in qualche albergo tradizionale o cosa. Ci dicono (“dicono” è un parolone, ci indicano sarebbe più appropriato) di indossare i kimono e di avvertirle quando saremo pronti. Ci fanno poi sdraiare sul futon e da lì ha inizio la tortura.

Il mio corpo ha assunto posizioni che non pensavo potesse assumere. Le mie ossa hanno fatto rumori che solo nei film horror è possibile udire. Un massaggio di 1 ora, in cui esplodevamo a ridere ogni volta si sentiva un “crack” provenire da uno di noi due. La presa finale, che vi metterò qua sotto per farvi avere un’idea, è stata chiaramente il colpo di grazia (in realtà non è proprio uguale. Non sono riuscita a trovare foto reali. Le nostre gambe erano posizionate una dritta e una piegata – come a formare un 4 – ed erano alzate in alto. Poi ha tirato le braccia. Manco fosse una mossa di wrestling!). Un’esperienza talmente brutta da diventare quasi bella.

Avendo perso 3 delle nostre 7 vite, ed essendo ormai buio, mangiamo qualcosa di veloce e torniamo in albergo per preparare gli zaini. Il giorno dopo infatti avremo fatto l’escursione al mare e, subito dopo, ci saremo diretti all’aeroporto per tornare a Bangkok (la cosa era stata decisa all’improvviso, vedendo che il tempo non accennava a migliorare).

11 Novembre 2017 / 18° giorno

Ci vengono a raccattare di mattina per trasferirci alla zona portuale, da cui partono le navi veloci per raggiungere le isole. Arrivati in una zona che sembrava abbandonata, ci fanno entrare in una baracca, dove ci spiegano quale sarà il tour e cosa vedremo. In più ci offrono un piccolo brunch (credo che metà se lo sia mangiato il mio ragazzo), e ci invitano a fare gli ultimi acquisti utili prima della partenza (come le custodie acquatiche per i cellulari, o le scarpette per gli scogli, i coralli e i ricci). Ovviamente il tutto a prezzi esageratissimi. Ma giustamente, o le avevi già in partenza, o era l’unico punto in cui potevi acquistarle.

Noi ce ne siamo bellamente fregati e abbiamo deciso di rischiare, tanto la vacanza era quasi finita, gli ultimi giorni potevamo passarli tranquillamente con i piedi ingessati (scherzo, avevamo le infradito e per quel poco che c’era bastavano e avanzavano).

Ci imbarchiamo nella piccola nave e partiamo alla volta della Monkey Island che, come dice il nome, è una piccola isola piena di scimmie che vivono il libertà (e sono padrone del luogo). Bisogna stare un pochino attenti ai propri effetti personali, poiché occhiali, cellulari e cappellini potrebbero venire rubati dalle simpatiche scimmie e riconsegnati solo in cambio di una piccola porzione di cibo. E’ proprio vero che discendiamo da loro.

La sosta dura nemmeno 10 minuti, e ripartiamo subito alla volta di una piccola area per fare snorkeling. A causa del via vai di altre imbarcazioni è necessario prestare attenzione, ma tutto sommato l’acqua era bella e molti erano i pesci che venivano a farsi ammirare. Anche questa fermata durerà pochissimo (20 minuti) poichè era già ora di pranzo.

Il tour ci lascia sull’isola di Koh Phi Phi, nella zona di Tonsai, per pranzare in un ristorante a buffet, compreso nel prezzo dell’escursione. Ero indecisa se sfondarmi di cibo o mangiare poco per non rischiare di sentirmi male durante il bagno. Lascio a voi immaginare come sia andata a finire.

Tempo per scattare due foto e siamo già in partenza per ammirare due luoghi visibili solo dalla barca. Il primo è la Viking Cave, una caverna al cui interno sono stati rinvenuti dei disegni parietali raffiguranti antiche imbarcazioni vichinghe. Si pensa siano stati realizzati da esploratori o pirati che si rifugiavano in questo luogo durante le tempeste monsoniche. Sembra che all’interno vivano a rotazione dei giovani thailandesi, che hanno il compito di proteggere una particolare specie di rondine dalla cui saliva viene ricavata una “crema” rarissima e molto costosa.

La seconda tappa invece è la Laguna Pileh, un’insenatura la cui acqua si colora di sfumature di verde e azzurro indescrivibili! Purtroppo l’esplorazione è solo in barca, e non è possibile scendere per fare il bagno. Quindi abbiamo riempito la mente con questi colori e siamo ripartiti per raggiungere la destinazione più ambita delle Phi Phi Island: Maya Bay.

Per entrare nell’isola (anzi, per scendere al suolo), è necessario pagare una fee di circa 400 bath a persona, la quale era già compresa nel nostro prezzo pagato all’agenzia. Mi hanno raccontato che è possibile “eludere” questo pagamento raggiungendo l’isola dal lato opposto, attraversando una piccola foresta, e in pochi minuti ti trovi su una delle spiagge più famose al mondo.
Devo dire che l’eccessiva quantità di persone rovina totalmente l’incredibile paesaggio che la natura ha creato. Fare il bagno è come entrare in una piscina comunale: piena di gente, acqua caldissima – e non voglio sapere il perchè -, gente che si fa selfie ad ogni centimetro. Entrando nella foresta (l’unica strada che porta ai bagni), si nota un po’ di sporcizia, per poi culminare nella zona dei servizi igienici che fanno concorrenza al lurido di Roma Termini. Ora capisco perchè l’acqua era calda.

Nella foto il mio ragazzo era a qualche metro dalla riva, per cercare di non fotografare solo persone

Abbastanza delusi da questa spiaggia (che vi ricordo essere la location in cui hanno girato “The Beach”), ci spostiamo nuovamente, questa volta per raggiungere un’isola in cui saremo rimasti più a lungo per rilassarci: Khai Nok. Qui è possibile prendere il sole e fare un po’ di snorkeling. Noi abbiamo passato tutti e 45 i minuti in acqua ad inseguire i pesci. Vicino alla riva non c’era molto, ma spostandosi di poco (soprattutto vicino agli scogli) era possibile vedere molti pesci coloratissimi. Sulla spiaggia, la nostra guida aveva allestito un piccolo banchetto con frutta e acqua per tutti. Il tempo di fare un bagno e di mangiare ed era già ora di tornare.

La barca ci ha riportato nella zona desolata con la baracca, per poi il minivan portarci in albergo. Qui, ci siamo caricati con i nostri bagagli e siamo andati a cercare il comodo bus che con soli 100 bath ( 2,50 euro) ti portava in aeroporto. La fermata era praticamente davanti all’albergo, ma non essendoci cartelli abbiamo fatto un po’ di giri, prima di chiedere ad un negozio di musica che si trovava proprio davanti. La signora all’interno ha controllato online se fosse la fermata giusta e ci ha dato conferma. Quindi abbiamo atteso il bus e abbiamo raggiunto l’aeroporto di Phuket.

La notte la passeremo qua, mangiando schifezze e dormendo in delle scomode sedie, poichè l’aereo per Bangkok partirà la mattina prestissimo! Questa volta voliamo con Vietjet air, i quali biglietti abbiamo pagato circa 50 euro in due (compreso il bagaglio). Non male, avendoli prenotati solo due giorni prima!

La notte passa e noi siamo pronti per gli ultimi giorni da dedicare alla capitale! Prossimo racconto vi parlerò delle ultime esplorazioni a Bangkok.

3 commenti su “Viaggio in Thailandia fai da te [Phuket e Phi Phi Islands]”

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