La Leggenda della Ninfa Maia della Maiella

Il complesso montuoso della Maiella è il secondo complesso per estensione e altitudine d’Abruzzo, superato soltanto dal Gran Sasso. È un complesso affascinante, a livello naturalistico ma, soprattutto, folkloristico.
Gli abruzzesi sono molto legati alle loro montagne, in particolare a due di queste: Il Gigante che Dorme e la Bella Addormentata. Questi nomi fantasiosi nascondono in realtà una delle leggende più belle della mitologia classica, andiamo a scoprirla insieme. 

Storia della Ninfa di Maia

La Leggenda della Ninfa Maia della Maiella

Si racconta che Maia, Ninfa primogenita delle Pleiadi, le Ninfe legate alla Dea Artemide, si innamorò di Zeus, dal quale ebbe un figlio. Dalla loro unione nacque infatti Ermes, il gigante e messaggero degli Dei.

Ai tempi delle guerre della Frigia, oggi conosciuta come Turchia, Ermes fu ferito gravemente. Così la madre decise di navigare alla ricerca di un’erba miracolosa che potesse salvarlo. La sua lunga peregrinazione la portò fino in terra italica, precisamente nei dintorni di Ortona, dove attraccò con la sua zattera sgangherata. Si diresse verso le montagne dell’Abruzzo, ricordando un’antichissima erba medicamentosa che cresce soltanto sulle sponde di queste montagne. Giunse quindi nell’altopiano e cercò una grotta, dove poter nascondere e curare il suo amato figlio.

La montagna sacra dell’Abruzzo

La Leggenda della Ninfa Maia della Maiella


Vagò ininterrottamente alla ricerca di quell’erba ma le montagne erano imbiancate e la neve fresca impediva alla Ninfa il riconoscimento di quell’erba miracolosa. Così Ermes spirò nell’attesa e la madre impazzì di dolore.
Maia decise così di seppellire il suo unico figlio su quella montagna sacra e il versante prese immediatamente la forma di un gigante addormentato, proprio come Ermes.

Ancora oggi, guardando verso il Gran Sasso si può scorgere un profilo umano tra le vette. La Ninfa non seppe darsi pace e vagò per quei monti, sola, per lungo tempo, cercando un modo per curare il suo dolore. Ma niente sembrava avere effetto e la stessa Ninfa morì così dopo il figlio, di crepacuore.
I suoi compagni fedeli, che l’avevano accompagnata in questo lungo viaggio alla ricerca di una cura per Ermes, decisero di seppellirla su un’altra montagna, proprio di fronte al Gran Sasso, in modo che potesse vegliare sul suo amato figlio, per l’eternità.


Quella montagna ha ancora oggi la forma di una donna di profilo, addormentata, rivolta verso il figlio e verso quel mare che li aveva portati in Abruzzo. Gli abitanti di quei luoghi ribattezzarono la montagna Maiella, in onore della ninfa e del suo amore per il figlio e per questa terra. La Maiella è infatti considerata la “montagna madre” degli Abruzzesi, anche in considerazione del ruolo che la Ninfa Maia aveva nella mitologia classica.

Era infatti legata alla Dea Artemide, dea della natura e degli animali selvatici, quindi è come se quella montagna rappresentasse la madre natura nel senso più puro del termine. Molto suggestiva è poi la diversità tra le due montagne. Il Gigante che dorme è una montagna aspra, molto spigolosa, la Bella Addormentata invece è più morbida, fertile, quasi materna. 


Gli abitanti di quel territorio confermano che è possibile sentire, ancora oggi, i lamenti della povera Maia, distrutta dalla perdita del figlio. I lamenti di una madre addolorata, che si perdono nella vallata fino al mare


E voi, conoscevate la storia della Ninfa Maia e di queste montagne? Conoscete altre leggende Abruzzesi?

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