Ogni passo, ogni viuzza, ogni scorcio una preziosa scoperta, un tuffo nel passato e una connessione con la meraviglia – non è raro che la vecchia Napoli ci riservi sorprese dal sapore nostalgico, strettamente intrecciate alla mitologia che ne ha scavato i lineamenti per secoli e secoli.

A Largo Sermoneta, non lontano dallo sbocco di Santa Maria del Porto, sorge una delle più belle fontane monumentali di Napoli: la Fontana del Sebeto.

Ma chi era Sebeto, questo solitario uomo dalla fluente barba, l’anziano volto segnato dalle intemperie e gli occhi colmi d’assenza rivolti al mare?

 

fontana del sebeto
foto: wikimedia

Correva il secolo 300 avanti Cristo, Napoli si chiamava ancora Neapolis ed era gemma turchese incastonata nella cintura tirrenica della Magna Grecia; Parthènope, patria di pirati e sirene, sorgeva dirimpetto; tra le due cittá sorelle, scorreva il corpo irruente di un fiume talmente inattraversabile da guadagnarsene il nome – Sebeto, in greco Sepeithos, “colui che procede con impeto“.

Ritroviamo celebrazioni poetiche della sua irruente bellezza, la più nota quella di Virgilio nell’Eneide, così come un’epigrafe illustrata che tramanda consacrazioni in suo onore. Sebeto, torrenziale divinità fluviale dalle “incantate sponde”, era adorato e venerato dal popolo partenopeo.

C’era l’umanità che amava il dio. E poi c’era la leggenda che lo rese tale.

Perché Sebeto, come spesso accade, era un comune mortale prima di diventare mito: un uomo cui non mancava nulla, le sue ricchezze floride come le colline su cui aveva edificato, e che governava saggiamente. Aveva preso in sposa la giovane e splendida Megara, che amava teneramente e dalla quale era ricambiato in egual misura. Un quadro idilliaco che, invariabilmente, mutò in tragedia il triste giorno in cui, a bordo di una piccola imbarcazione, Megara intraprese una traversata per raggiungere le sponde di Platamonia.

A nulla valse il monito dei marinai che ben conoscevano e temevano il carattere agitato di quel tratto di mare: l’imbarcazione si capovolse rovinosamente, e inghiottita dai flutti, Megara incontrò il suo destino annegando. Leggenda narra, negli occhi sbalorditi dei naviganti che hanno tramandato l’avvenimento, che per miracolo o magia le spoglie mortali di Megara si trasformarono in agglomerati minerali, ergendosi dalle stesse onde che se l’erano portata via. Reclamando l’ultimo luogo della sua esistenza, la fanciulla divenne scoglio in mezzo al mare – questo luogo è oggi Megaride, la formazione rocciosa sulla quale sorge Castel dell’Ovo, nel cuore del Golfo di Napoli.

Appresa la notizia, il povero Sebeto precipitò in una spirale di incontenibile dolore: per giorni e notti intere pianse la morte della sua amata, la sua assenza lo consumò e, proprio come accaduto per lei, anch’egli mutò nella forma della propria tragedia. Sebeto si sciolse in fiume, le sue lacrime ne colmarono il letto, e il suo dolore cieco ne divenne anima: nasceva Sebeto, il fiume, che travolgeva le terre e ne scavava le cicatrici fino a ricongiungersi col teatro della tragedia che l’aveva derubato dell’amore – il mare. Fu lí che, finalmente, trovò la pace abbracciando di nuovo Megara – non più umane le loro membra, ma naturali, d’acqua e di pietra.

Un’altra leggenda, che ebbe luogo nei freddi fiordi del Nord, narra che il mare fosse divenuto salato per le lacrime che un dio vi versò. Chissà che anche il Mar Tirreno non lo sia diventato per quelle piante da Sebeto, che anche nella sua eterna forma marmorea non ha occhi che per l’amata scogliera.

 

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fontana del sebeto napoli

 


Il mio nome è Anto, ho 33 anni e la mia vita è costellata di cambiamenti di rotta. Originario di Napoli, ho studiato Lingue e Lettere per poi inseguire il sogno dell’industria videoludica nel Regno Unito – dopo dieci anni da artista, mi sono imbarcato nell’editoria per conquistare il mio più grande amore: la scrittura. Nel 2017 ho pubblicato una piccola antologia; scrivo poesie, racconti e articoli; parlo quattro lingue. Attualmente frequento l’Università di Oxford, dove studio Creative Writing. Vivo col mio fidanzato, un pitone reale di nome Gilgamesh e un romanzo noir nel cassetto. Mi trovate online, un po’ ovunque, sotto lo pseudonimo Déraisonneur.

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