Non è inusuale che i dolci tipici di un territorio siano legati ad antiche e suggestive leggende.
È questo il caso, per esempio, della Michetta: piccola brioche dolce, lievitata e cosparsa di abbondante zucchero, tipica del paesino di Dolceacqua.
I milanesi, o i lombardi in generale, potrebbero confonderla con la loro michetta, un panino soffiato e leggero, tipico della quotidianità lombarda. Invece la Michetta ligure è un dolce molto diffuso. È composto da farina, lievito, olio, uova zucchero e aromi misti, insignito della sigla DECO (Denominazione Comunale di Origine) con una storia davvero eroica che, al giorno d’oggi, definiremmo… femminista. Vediamola insieme.
La leggenda della Michetta di Dolceacqua
Ci troviamo a Dolceacqua, un pittoresco paesino della provincia di Imperia. Nel 1300 il borgo era governato dal Marchese Doria, che viveva nella rocca che ancora oggi sovrasta l’intero territorio. Il Marchese, una volta trasferitosi a Dolceacqua, decise di ristabilire lo Ius Primae Noctis. In buona sostanza, il suo diritto a passare la prima notte di nozze con le donne del luogo, sostituendosi ai loro mariti. Questo evento poteva essere evitato solo pagando una tassa, per soddisfare il padrone.
Una donna in particolare, Lucrezia, consapevole di non poter ripagare la sua libertà per la prima notte di nozze, decise di sposare il suo fidanzato Basso in gran segreto. Lucrezia però non sapeva di essere l’oggetto delle attenzioni particolari del Marchese che, essendosi invaghito di lei, la controllava in ogni sua mossa o spostamento.
Una volta scoperte le nozze segrete, ordinò ai suoi cavalieri di rapire la donna e di portarla al Castello Doria.
La donna, profondamente innamorata del suo Basso, si rifiutò categoricamente, e con la forza, di passare la notte con il Marchese, così quest’ultimo decise di rinchiuderla nelle segrete del castello, sperando che la solitudine le facesse cambiare idea. Lucrezia, invece, si lasciò morire di fame e di sete, pur di non tradire il suo amato marito e finire tra le grinfie, e nel letto, del Marchese.
Basso, una volta scoperto il rapimento e la morte della sua amata, con uno stratagemma riuscì ad introdursi nel castello. Rraggiunse la camera da letto del Marchese e, minacciandolo con un pugnale, gli intimò di eliminare lo Ius Primae Noctis da Dolceacqua, e di liberare quindi tutte le donne.
Il Marchese accettò e scrisse un documento nel quale si stabiliva la fine dello Ius Primae Noctis e lo condivise con la curia, che lo pubblicò per tutta la popolazione.
Il giorno seguente fu un giorno di festa, per Dolceacqua e per tutte le sue donne che, per festeggiare questa liberazione inventarono un dolce, la Michetta appunto.
La Festa della Michetta oggi

Era il 16 di agosto e, ancora oggi, in questa data, si celebra la Festa della Michetta, proprio a Dolceacqua. Durante questa festa gli uomini del paese si recano sotto le finestre delle donne a chiedere “le loro michette” e, se le donne accettano la richiesta, calano i dolci dalla finestra, dentro un cestino.
Questa festa e questo avvenimento storico hanno un vero e proprio slogan, una frase ripetuta più e più volte dalle donne del paese, felici di poter finalmente decidere per il loro corpo: Omi, au, a michetta a damu a chi vuremu nui, cioè
Uomini, adesso la michetta la diamo a chi vogliamo noi!
Si dice che lo spirito di Lucrezia non abbia mai abbandonato il castello di Dolceacqua e che la stessa vaghi per i caruggi del borgo durante la festa della Michetta, per partecipare ai festeggiamenti e a questa grande liberazione.
Se non avete mai visitato questo piccolo paese, amato anche da Monet, partite per la Liguria alla scoperta di Dolceacqua e del suo dolce tipico. E se volete visitare la regione ligure, non perdetevi questo articolo sui borghi più belli della Liguria.

